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Treni Paralleli- La costruzione del web documentario
- “La costruzione del web documentario”, laboratorio condotto da Sergio BassoGiovedì 7 luglio 2011, all’università di Verona, Sergio Basso, autore del documentario “Giallo a Milano”, terrà un laboratorio dal titolo “La costruzione del web documentario”. Il programma si rivolge in particolare agli autori che utilizzano il web e le piattaforme crossmediali … Continue reading →
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- Case e Balconi di VeronettaL’accesso alla casa e l’adeguatezza dell’alloggio alle proprie necessità, costituiscono degli elementi basilari per la ridefinizione del proprio habitat, per la qualità dell’esperienza migratoria e per l’esito del proprio progetto di vita. La casa, le finestre, i balconi, rappresentano nella … Continue reading →
- MAI A CORTO DI IDEE!! è arrivato il programma completo!Quest’anno per celebrare il solstizio d’estate abbiamo preparato un programma culturale ricco di cortometraggi, documentari, musiche e sapori dal mondo. Il tutto si svolgerà all’Università di Verona che per l’intera giornata del 21 giugno 2011 accoglierà registi veri e improvvisati, … Continue reading →
- Mai a corto di idee…ecco il programma!Il progetto Come Treni Paralleli, al fine di promuovere la cultura cinematogratica ed incentivare la creatività in tanti giovani che si avvicinano all’arte del cinema e dare spazio a tutti quei lavori di ‘varia misura’ che vengono realizzati da giovani … Continue reading →
- MAI A CORTO DI IDEEIl Progetto Come Treni Paralleli, al fine di promuovere la cultura cinematografica, incentivare la creatività dei tanti giovani che si avvicinano all’arte del cinema, dare a spazio a tutti quei lavori di ‘varia misura’ che vengono realizzati da giovani autori … Continue reading →
- Comunicato stampa evento “Asta a vista”Il gruppo studentesco “Come Treni Paralleli”, all’interno della manifestazione Verona Risuona promossa dal Conservatorio dall’Abaco di Verona, in collaborazione con l’Accademia Cignaroli di Verona, l’Accademia di Musica e Teatro di Göteborg, e patrocinata dal Comune di Verona, presenta l’evento “Asta … Continue reading →
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- Giornata culturale africana. La polemica come molla per il confronto e il dialogoAl di la di ogni dietrologia e banalità giornalistico-sociale stiamo vivendo un periodo di grandi cambiamenti, a cui diamo poco peso e che in un modo o nell’altro ci coinvolgono, da molto più vicino di quanto si pensi. Quanto sta … Continue reading →
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“La costruzione del web documentario”, laboratorio condotto da Sergio Basso

"Giallo a Milano", di un film di Sergio Basso
Giovedì 7 luglio 2011, all’università di Verona, Sergio Basso, autore del documentario “Giallo a Milano”, terrà un laboratorio dal titolo “La costruzione del web documentario”.
Il programma si rivolge in particolare agli autori che utilizzano il web e le piattaforme crossmediali per innovare il genere del documentario o a coloro che, più semplicemente, desiderano accostarsi a questi strumenti di narrazione.
In mattinata saranno affrontati gli aspetti progettuali e tecnici necessari a costruire un web documentario di successo: scrittura, montaggio, post produzione, grafiche e ingegnerizzazione finale del materiale prodotto.
I partecipanti dovranno inviare un progetto di piattaforma crossmediale (massimo due cartelle), con il soggetto e l’idea di drammaturgia, che verrà discusso insieme nel pomeriggio.
Il laboratorio è organizzato da Come Treni Paralleli, è indirizzato a quanti si occupano di giornalismo, produzione di audiovisivi e inchieste ancora in modo non professionistico, e sono alla ricerca di nozioni tecniche e pratiche, e di un confronto con un’esperto del settore.
Si tratta di un evento aperto a tutti e gratuito perché realizzato in collaborazione con l’università ma, per forza di cose, ha posti limitati.
Chi è interessato può inviare una mail a cometreniparalleli@yahoo.it, le candidature verranno esaminate molto attentamente. Ulteriori dettagli seguiranno a breve.
Le stanze di Ramia, uno spettacolo teatrale.

Le Case dei Saperi, una giornata alla scoperta di memorie e antiche tradizioni, a cura di Casa di Ramia
L’associazione Casa di Ramia, se ho capito bene, è uno spazio messo dal comune di Verona a disposizione di tutte le donne, con un occhio di riguardo per le migranti e le nuove cittadine, come luogo d’incontro, di confronto, per darsi reciproco aiuto e sostegno, dove coltivare ancora le tradizioni e i saperi del paese di origine e “al tempo stesso aprirsi al nuovo per amore dei figli”. Si trova nel quartiere di Veronetta, in via Nicola Mazza. Vi è una ragione storica per cui si trova lì e non altrove: questo fu il primo quartiere, a ridosso del centro città, a diventare multietnico. Un giorno che per tornare a casa passavo di lì, sotto le finestre aperte di questo vecchio edificio grigio, ho sentito voci di donna intonare la famosa canzone Katyusha battendo le mani e accompagnandosi a una base preregistrata. Era il 25 Aprile e mentre noi italiani si festeggiava la liberazione, fuori dai balconi era tutta una bandiera stesa, loro festeggiavano la vittoria, e l’effetto mi era parso così bizzarro, nostalgico e fuori luogo che sono arrivato a casa pieno di amore per questo bellissimo quartiere. Quando ho saputo che il 24 giugno 2011 nel cortile del tribunale a Verona si sarebbe tenuta una festa dal nome “Le Case dei Saperi, una giornata alla scoperta di memorie e antiche tradizioni”, organizzata dall’associazione Casa Di Ramia, sono andato a vedere volentieri. Tra tutte le attività proposte dal programma, mi interessava molto lo spettacolo teatrale Le stanze di Ramia, perché conosco alcune delle partecipanti: l’amica e scrittrice Susanna Bissoli, coregista con Elena Migliavacca e Shiabra Woods. E Brigitte, una delle attrici, perché frequentiamo entrambi Oxymoron un programma europeo di insegnamento e apprendimento dell’italiano ai nuovi cittadini. Non si tratta della loro prima esperienza teatrale. Qualche anno fa le donna di Ramia avevano piacevolmente stupito la città di Verona con uno spettacolo dal titolo “Hijab o del confine”, in cui tredici di loro esploravano, attraverso il linguaggio teatrale, le questioni fondamentali legate all’uso del velo islamico. Per certi versi questo secondo spettacolo sembra una continuazione ideale del primo. Si legge sul volantino: “Sui muri di una casa immaginaria abbiamo proiettato i nostri ricordi, fotogrammi intatti di una vita che sembra lontanissima, ma che è la nostra. Abbiamo ritrovato le nostre stanze intrecciando racconti a casa di Ramia e adesso vi invitiamo ad entrare”. La casa dei ricordi condivisi è rappresentata scenograficamente da una casetta di cartone con alcune piccole finestre e una porta fornita da una tenda gialla con disegni tribali. Da dentro ciascuna delle donne, affacciandosi a una delle finestre, racconta una memoria della sua infanzia. Gli aneddoti sono gustosi, affrontati con tenerezza e ironia, e raccontati nell’italiano a volte forbito a volte zoppicante, ma peculiare di ciascuna persona. A volte le memorie sono delicate, come il caso della ragazza (ispanica o ispanomericana ) che da piccola si metteva alla finestra, e mentre di fronte a lei vedeva le sue montagne, c’era sua nonna di là che guardava in tv a tutto volume una soap opera in spagnolo, e oggi, per ricordarla, accende la tv, si mette alla finestra, e anche se non ci sono più né le montagne né la nonna, le sembra di vedere entrambe. A volte i ricordi si fanno spassosi e caustici, come nel caso della donna nigeriana che racconta di uno zio alla finestra, che appena passava una donna, le mandava dei baci schioccanti, vieni qua bela dona, vieni qua bela dona, nonostante avesse già due mogli in quella casa. E adesso, racconta la donna nigeriana, a quella finestra c’é suo figlio, mio cugino, e anche lui si mette sempre là e appena passa una ragazza, vieni qua bela dona, vieni qua, dice anche lui. E poi canti tradizionali del Togo, della Nigeria, della Romania. Uno spettacolo semplice, ma corale e ben orchestrato. Ciascuna delle donne che ha accettato di raccontarsi e di condividere con il pubblico una parte della sua vita privata, ha arricchito anche noi: grazie alla magia dell’immedesimazione abbiamo visto la vita dal suo punto di vista. Il suo bagaglio culturale è diventato anche nostro, almeno per un po’. E questo mi sembra un punto importante raggiunto dalla cultura cittadina veronese: riesce a mettere il discorso dell’integrazione, oggi infestato di politica e ideologie, su un piano domestico, pratico. Al centro delle memorie narrate vi sono nonni, delle madri, degli zii, dei fratelli, figure intime e universali con cui ciascuno di noi può confrontarsi facilmente. Mi rendo conto nel dire quanto segue, che non troverò l’appoggio di tutti i miei concittadini, ma può darsi che festicciole “multiculturali” come questa organizzata da casa di Ramia, tra cinquanta, dieci o forse cinque anni, saranno le feste ufficiali dell’identità veronese. Quartieri come Borgo Roma, Golosine, Borgo Venezia e in modo diverso Veronetta crescono multiculturali. Non certo senza problemi, da una parte e dell’altra, razzismo e diffidenza, strumentalizzazione politica, atteggiamenti di chiusura persistono da una parte e dall’altra. La sfida del futuro, per cittadini residenti e cittadini migranti, non sarà mantenere le proprie radici, ma accettare e conoscere quelle degli altri.
Case e Balconi di Veronetta

- L’accesso alla casa e l’adeguatezza dell’alloggio alle proprie necessità, costituiscono degli elementi basilari per la ridefinizione del proprio habitat, per la qualità dell’esperienza migratoria e per l’esito del proprio progetto di vita.

Nel migrare i riferimenti rassicuranti lasciano spazio al non conosciuto e alle incertezze, spingendo il migrante a ridisegnare un luogo capace di riflettere la propria identità (Zanini, 1997).
La casa, le finestre, i balconi, rappresentano nella società un modo di esporci, di raccontare il noi verso l’esterno. Dal punto di vista del linguaggio, le parole casa, dimora, alloggio, abitazione fanno parte di una terminologia che, oltre a rappresentare l’oggetto materiale, rispecchiano la funzione e l’importanza che il concetto in questione riveste ognuno di noi. La casa, come alloggio o abitazione, non è solo una costruzione che alberga l’uomo, il suo riparo o rifugio, ma rappresenta anche il luogo dell’abitare. Come tale, seguendo il pensiero di Heidegger, “l’abitare sarebbe quindi in ogni caso il fine che sta alla base del costruire” e “ci appare in tutta la sua ampiezza quando pensiamo che nell’abitare risiede l’essere dell’uomo, inteso come soggiornare dei mortali sulla terra” (Heidegger, 1976: 96–97). In ogni cultura del mondo, questi componenti architettonici diventano anche rappresentazioni sociali. In ogni paese del mond
o, ogni popolo costruisce la sua casa in relazione alla classe sociale a cui appartiene, al suo potere d’acquisto, ai materiali che ha a disposizione, alle condizioni climatiche..In Brasile, per via delle favorevoli condizoni climatiche, a volte nelle case porte e finestre non esistono proprio. In questa tipo di architettura amazzonica le popolazioni autoctone del nord del gigante sud Americano costruiscono i tetti grazie a queste resistenti foglie di palma lasciate essiccare al sole. In Capadocia invece, una regione dell’anatol
ia in Turchia, le peculiarità geologiche dell’area hanno fatto sì che i suoi paesaggi siano spesso descritti come lunari e la loro formazione geologica, quella del tufo calcareo, per via dell’erosione che ha subito per milioni di anni, ha traformato i paeseggi, regalandogli le forme più insolite e ha consentito all’uomo di costruire le sue abitazioni ricavandole dalla roccia. Ogni cultura si esprime attraverso la propria casa, che diventa quindi non solo un luogo dove proteggersi, dove accogliere le relazioni familiari, un luogo in cui abitare, ma anche una forma di comunicare il noi, che vive dento con l’esterno. Le porte e le finestre delle case sono quindi il medium, l’artefatto fisico attraverso cui le culture entrano in contatto; la possibilità di aprire una finestra sul mondo o di chiudere una porta in faccia a qualcuno ne sono gli esempi.. Mi viene in mente la Tunisina. La porta riescie a trasmettere nella società anche una distinzione sociale,
o meglio di genere: vi sono infatti 3 maniglie, una per ogni componente del nucleo famigliare. L’ uomo usa la sua maniglia in alto a sinistra, la donna ed il bambino quelle alla destra. Lei la più alta e il piccolo quella più alla sua portata. . In ogni cultura e paese del mondo per concludere, la casa rappresenta uno dei luoghi più sacri e fondamentali dell’esperienza umana. E per finire, nel nostro mondo occidentale l’accesso alla casa e le caratteristiche della sistemazione abitativa costituiscono dei pilastri fondamentali della qualità della vita e dell’inserimento sociale. La casa diventa non solo essenziale per la sopravvivenza ma, essendo “uno straordinario contenitore in grado di coagulare affetti e rappresentazioni” diventa nell’esperienza migratoria un luogo di ricostruzione del proprio spazio abbandonato, una ricostruzione simbolica della propria terra lontana. Questo è quello che ho cercato di indagare qui a Veronetta lo scorso giugno, quando passeggiando per il quartiere durante il periodo dei mondiali di calcio, ho intrappolato le facciate delle case di chi a Veronetta ci abita. Questa lavoro fa parte di un piccolo progetto di ricerca che ho iniziato e che intendo concludere quest’anno, prima di ripartire alla ricerca di una casa per me, in cui vivere e ospitare amici.

RTM (Marocco), TUNIS 7 (Tunisia), ALGERIE (Algeria), NILE TV (Egitto) FADAYA AL MISRIA (Egitto), AL JEZIRA (Qatar), RETE GLOBO (Brasile), PRO TV (Romania), CHINA SAT (Cina), AAJ TAK (India), NDTV INDIA (india), PTV NEWS (Pakistan)..

Veronetta è quartiere densamente abitato da single, giovani italiani e stranieri, famiglie e anziani italiani.

- La tv satellitare offre la possibilità di vedere circa 1000 canali di musica, sport, films, attualità, informazioni, documentari, viaggi, cartoni animati e di ascoltare le stazioni radiofoniche. È un vero e proprio strumento d’informazione attraverso cui si mantiene un rapporto con il proprio paese d’origine.

A Veronetta, vengono corrisposti mensilmente “canoni” misurati a un “tot” per ciascun posto letto. Questa “tipologia” contrattuale porta ad un frazionamento sempre più spinto del patrimonio preesistente destinato alla locazione, che già in pessimo stato di conservazione porta alla creazione di appartamenti sovraffolati e di dimensioni sempre più ridotte per consentire un incremento del numero dei posti letto, ed una gestione più produttiva della locazione che non sarebbe possibile negli appartamenti di taglio normale.

Secondo l'Istat, sotto il profilo demografico l'Italia si conferma uno dei paesi con il più basso tasso di natalità al mondo; nel 2010 il numero medio di nascite per donna era stimato a 1,40. Come risulta dai dati FAO, negli ultimi anni la crescita della popolazione è stata più pronunciata, ma si tratta quasi esclusivamente della crescita dell'immigrazione; in quanto il saldo naturale è stato o negativo o di poco superiore a 0. Quindi quello che decresce è il tasso di natalità della popolazione autoctona (che nel prossimo secolo sarà in forte declino), trend che peraltro potrà coinvolgere anche gli immigrati di seconda generazione. L'’indice di natalità delle coppie di immigrati è comunque sicuramente più elevato rispetto a quello delle famiglie autoctone. Nel 2004 a Verona si sono registrate 584 nascite da parte di donne straniere rispetto alle 2.377 complessive. In altri termini ogni 4 nati 1 è straniero.
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MAI A CORTO DI IDEE!! è arrivato il programma completo!
Quest’anno per celebrare il solstizio d’estate abbiamo preparato un programma culturale ricco di cortometraggi, documentari, musiche e sapori dal mondo. Il tutto si svolgerà all’Università di Verona che per l’intera giornata del 21 giugno 2011 accoglierà registi veri e improvvisati, musicisti dal mondo e pietanze prelibate preparate dalle nostre cuoche veronesi e non.
Nell’aula 1.1 del Polo Zanotto alle ore 14.30 il regista Antonio Martino presenterà il suo film Nigurì. Il documentario racconta la difficile, a tratti sofferta, convivenza (sarebbe giusto definirla condivisione dello spazio) fra gli abitanti del piccolo paese di S. Anna nel lontano sud della Calabria, tra l’altro la sua terra natale, e gli “ospiti” del vicino CPT. Antonio Martino riesce a trasmettere attraverso la sua arte, il documentario, le difficoltà, le paure, il baratro, la burocrazia. I suoi documentari, sempre vicini a tematiche sociali e dalle funzioni pedagogiche vengono realizzati sempre con pochi mezzi a disposizione. Lo stesso Martino nel 2007 era partito con uno zaino in spalla per l’africa per incontrare i profughi nel deserto (Fatma Aba-ad. Come ho imparato ad amare i Saharawi), oppure nel 2007 quando va in Serbia a vedere come si vive a Pancevo: la città più inquinata d’Europa (Pancevo_mrtav grad); oppure come quando in Uzbekistan riesce ad indagare su com’è fare il pescatore sul lago Aral … quando il lago non c’è più (Be Water, My Friend)! Con i suoi film, pluripremiati, sia all’estero che in Italia, riesce a raccontare la realtà, come quella volta quando nel 2007 con i bambini delle fogne di Bucarest realizza Gara de Nord_Copii Pe Strada.
Qui per voi il Trailer di Nigurì.
Antonio Martino all’Università di Verona il 21 giugno 2011, alle ore 14.30 in Aula 1.1 ci aiuterà a capire quali sono le fasi da seguire per realizzare un documentario sociale. Con quali mezzi e con quali tecniche il regista riesce a raccontare la realtà ai suoi spettatori? Quali rischi e cosa comporta la realizzazione di un documentario a forte impatto sociale?
La giornata prosegue e alle 16.30 con Ernesto Bellelli, protagonista di Merica, documentario girato in Veneto, più precisamente a Verona ed in Brasile, nella regione di Espirito Santo. Merica è un documentario che indaga sulle questioni dell’identità etnica, dell’appartenenza, della cittadinanza e dell’immigrazione. Riesce in altri termini ad affrontare il tema dell’emigrazione italiana del secolo scorso e analizzarne le cause che si ripercuotono sulla società italiana oggi. Ernesto, italo-brasiliano che vive a Verona ed interprete del documentario di Federico Ferrone, Michele Manzolini e Francesco Ragazzi, ci racconterà la sua storia e ci presenterà il film.
I ritmi e le musiche dal sud, il mix musicale di culture e linguaggi che spazia dalla tradizione mediterranea alla musica latinoamericana, dalle suggestioni sonore dell’Oriente alla poliritmia africana incontrerà Verona per la prima volta. L’Ensemble do Sud suonerà un mix di culture e linguaggi che spazia dalla tradizione mediterranea alla musica latinoamericana, dalle suggestioni sonore dell’Oriente alla poliritmia africana. Il gruppo multietnico formato da musicisti originari da diversi paesi del mondo come Turchia, Cina, Congo, Venezuela, Perù, Cile e Colombia riempirà con i loro suoni e le loro lingue il giardino del polo zanotto che ospiterà un aperitivo di sapori dal mondo in attesa del buio della notte per allestire lo spazio del cinema all’aperto ed assistere alla proiezione dei cortometraggi che partecipano alla rassegna Mai a corto di idee – festival del cortometraggio. Sono già arrivati documentari da tutta Italia. Vi invitiamo a continuare a mandarci i vostri video, sarà la giuria popolare a stabile i vincitori di questa prima edizione.
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Mai a corto di idee…ecco il programma!
Il progetto Come Treni Paralleli, al fine di promuovere la cultura cinematogratica ed incentivare la creatività in tanti giovani che si avvicinano all’arte del cinema e dare spazio a tutti quei lavori di ‘varia misura’ che vengono realizzati da giovani autori, ha bandito per il 21 giugno 2011 all’Università di Verona, la prima edizione di “Mai a corto di idee” concorso per cortometraggi a tema libero.
La giornata del 21 giugno 2011 si svolgerà all’Università di Verona, al Polo Zanotto e sarà articolata come segue:
- Ore 14.00 nell’aula 1.1 del Polo Zanotto dell’ateneo veronese: Proiezione di Nigurì di Antonio Martino ed incontro con il regista per discutere sul ruolo educativo e sociale del genere documentario. Il giovane regista calabrese, da sempre impegnato in tematiche sociali ed ambientali. pluripremiato in Italia all’estero per i suoi film; illustrerà come con pochi mezzi si possano realizzare documentari e quali sono le fasi da seguire per realizzarli.
- Ore 16.30 nell’aula 1.1 del Polo Zanotto dell’ateneo veronese: Proiezione di Merica di Federico Ferrone, Michele Manzolini e Francesco Ragazzi ed incontro con Ernesto, protagonista del film girato tra Veneto e Brasile. Il documentario realizzato nel 2007 con un contributo della Regione Veneto, non si limita a mostrare solo storie di immigrazione/emigrazione, ma cerca di raccontarle nel contesto politico del Brasile, dell’Italia e in particolare del Veneto. In particolare si cercherà di affrontare il fenomeno dell’immigrazione di ritorno, mettendo a confronto la grande emigrazione italiana del secolo scorso e quella che oggi conosce l’Europa. Ernesto, protagonista del film, condurrà la presentazione del documentario ed introdurrà la sua storia di italo-brasiliano a Verona.
-Ore 18.30 nel giardino del Polo Zanotto, Il gruppo Ensemble do Sul, si esibirà con un mix musicale di culture e linguaggi che spazia dalla tradizione mediterranea alla musica latinoamericana, dalle suggestioni sonore dell’Oriente alla poliritmia africana. Il gruppo multietnico è formato da musicisti da musicisti originari di diversi paesi del mondo come Marocco, Turchia, Cina, Congo, Venezuela, Perù, Cile e Colombia.
-Ore 21.00 nel giardino del Polo Zanotto, con l’intento di valorizzare e promuovere la diffusione dei cortometraggi prodotti dai giovani artisti veronesi e non, avrà luogo la proiezione dei cortometraggi partecipanti alla prima edizione di “Mai a corto di idee”, festival del cortometraggio. Il progetto è nato con l’intento di valorizzare il cortometraggio cinematografico come forma di espressione artistica e comunicativa considerandolo oggi, un mezzo che sviluppa in pieno le potenzialità dei nuovi media. La guria popolare premierà i migliori contrometraggi di ogni categoria. Il concorso per partecipare al festival chiude il 18 giugno 2011.
MANDATECI I VOSTRI VIDEO!!!
FATEVI CONOSCERE!!!
Responsabile comunicazione: Sara Creta 333-1445097
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MAI A CORTO DI IDEE
Il Progetto Come Treni Paralleli, al fine di promuovere la cultura cinematografica, incentivare la creatività dei tanti giovani che si avvicinano all’arte del cinema, dare a spazio a tutti quei lavori di ‘varia misura’ che vengono realizzati da giovani autori e che rimangono per lo più invisibili: cortometraggi, documentari, film sperimentali, esordi più o meno originali; bandisce il giorno 21 giugno 2011 all’Università degli studi di Verona, la prima edizione di “Mai a corto di idee” concorso per cortometraggi a tema libero, realizzati da giovani film maker con età compresa tra i 14 e i 35 anni.
Il “Mai a corto di idee”, Film Festival del cortometraggio prevede le seguenti sezioni competitive:
1. “Storie italiane”
2. “World Stories”
3. “Bizzarri”
4. “CortoGrafia” (Animazione)
6. “Musica” (Film attinenti alla musica )
7. “Concortissimo” (Film di non oltre 3 minuti)
I cortometraggi, della durata massima di 10 minuti, dovranno essere caricati su www.vimeo.com e il relativo link, inviato a cometreniparalleli@yahoo.it entro il 18 giugno 2011. Una giuria popolare deciderà nella serata della rassegna i vincitori di ogni categoria. Sono previsti riconoscimenti e premi per valorizzare ogni artista emergente che parteciperà al concorso.
Il gruppo studentesco sta raccogliendo e vagliando il materiale prodotto da studenti di giornalismo e non, e vuole poter inserire all’interno della giornata di studi sul documentario che si terrà il 21 giugno 2011 all’Università di Verona una rassegna di cortometraggi prodotti da artisti locali, coinvolgendo i giovani studenti veronesi e non a presentare il proprio materiale autoprodotto ed incentivarli ad avvicinarsi alle tecniche filmiche. Il nostro intento è quello di valorizzare, promuovere e divulgare il Cortometraggio cinematografico come forma di comunicazione, soprattutto oggi, particolarmente valida ed attuale sia a livello sociale che culturale; intendiamo pubblicizzare un mezzo che sviluppa le potenzialità dei linguaggi artistici all’interno nuovi media.
Il gruppo studentesco “Come Treni Paralleli”, nato con l’idea di creare un legame tra l’Università e il quartiere di Veronetta dove essa è situata, ha lavorato negli ultimi anni ad attività culturali volte a stimolare l’interesse verso le associazioni che operano nel territorio e coinvolgere l’Università in questo incontro. Il gruppo, composto da studenti di origine italiana e non, è riuscito a creare e mantenere in questi anni, un dialogo tra gli abitanti del quartiere, migranti e non, e far nascere relazioni e rapporti fra l’Università ed il quartiere. In particolare, il gruppo ha lavorato cercando sempre di proporre iniziative concrete di dialogo e partecipazione. Il progetto interculturale è riuscito a realizzare le iniziative in programma fino ad oggi grazie al contributo dell’Università che negli ultimi due anni ha sempre finanziato e patrocinato le attività del gruppo.



